Intervista a Mario Cefalo: la passione di un’autista!

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Intervista a Mario Cefalo: la passione di un’autista!

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Quanto è importante il ruolo dell’autista? Quali sono i KPI a cui prestare attenzione?
Oggi, vi proponiamo l’intervista al Signor Mario Cefalo che della sua passione ne ha fatto il proprio lavoro.
A lui la parola!

1. Quanti anni aveva quando è salito sul primo camion?
“Avevo tredici anni, era il periodo estivo e per racimolare soldi per la famiglia intrapresi il lavoro di gelataio su un camion 615. Lo facevo per un padroncino, mi sedevo accanto a lui e facevamo il giro delle zone isolate almeno tre volte dalle sette di mattina fino all’incirca alle 10 di sera. Non guidavo io ,ovviamente, ma questa è l’età in cui ci sono salito per la prima volta.” 
 

              

 

2. Per quanti anni ha svolto la sua professione?
“Dal 1971 al 2010, ho iniziato quando facevo il militare. Lì, ho preso la patente C e ho svolto per due anni questo lavoro. Il camion era un Tigrotto OM addetto al trasporto bibite ed io dovevo portarle nei vari depositi.
Nel frattempo, presi anche la patente D con l’idea di lavorare per un’azienda tranviaria, cosa che poi non è accaduta. Quindi, iniziai l’attività di autista presso una ditta di Napoli  a via Marina, dove sono rimasto per 4/5 anni alla guida di un mezzo 690 N3 con una motrice rimorchio bilico.
Stiamo parlando di trasporti eccezionali
, tali trasporti implicano di avere il carico più lungo o più largo del camion. Per questo tipo di spostamento c’è bisogno di pianificare il percorso per consultare le strade, chiedere il permesso all’ANAS e cedere l’autorizzazione all’autista. Spesso c’è bisogno della polizia stradale che ti accompagni e della giusta documentazione.
In seguito, lasciai quell’azienda per una di prodotti siderurgici. Qui, conducevo un camion 691 e dopo due anni 190 F 35 8 cilindri. Guidarlo era come essere su un aereo, aveva tutta un’altra comodità. Fu una grande soddisfazione per me perchè c’erano altri dipendenti da più di tempo ma fui scelto io.
Ricordo ancora che mi fecero addirittura scegliere il colore!”

                 autista tigrotto OM

 

3. In che modo l’organizzazione e la gestione della flotta, influenza il lavoro dei conducenti?
“Un’azienda grande ha un lavoro continuo e costante ed ha sempre un programma minimo settimanale, delle volte anche quindicennale. E’ molto importante l’organizzazione della società.
C’è chi programma i viaggi detto “programmatore dei viaggi”, che stabilisce i tragitti in modo da limitare i costi e le spese.”

4. Quanto la tecnologia le è stata di supporto nella sua professione?
La tecnologia oggi è quella che va avanti.
Una persona al passo con i tempi cerca sempre di affidarsi alle nuove tecnologie. Esse possono influire negativamente solo se non si rispettano le regole.
Per me non è mai stato un problema, anzi, è stato un vantaggio, ad esempio, quando facevo rifornimento sapevo di avere il pieno grazie alla tessera che inserivo nel distributore. Avere la certezza è importante!


5. 
Quanto incide lo stile di guida sull’usura del mezzo e quanto sul consumo di carburante?
“Incide molto. Io in quanto autista, conoscendo il percorso, so che ad un certo punto della strada c’è un dislivello, quindi, prevenendo l’eccessivo consumo del carburante, non accelero e scalo una mezza marcia per salire senza consumare.
Un conducente sa come fare per ridurre e abbassare i costi.

Quando lavoravo nell’ultima azienda guadagnavo 100 mila lire in più al mese perché ottenevo, con il mio stile di guida, un consumo minore. Questo era un sorta di premio che ci era concesso dalla ditta.”

autista

 

6. Quali sono i consigli che sentirebbe di dare ai giovani autisti che oggi si approcciano alla professione?
“La prima cosa molto importante che mi sento di consigliare per intraprendere questo lavoro è quella di non salire mai sul camion, come guidatore, senza aver fatto una lunga gavetta al fianco di un buon autista.
E’ necessario conoscere tutti i pericoli che si possono incontrare, non solo per gli altri ma anche per te stesso e, successivamente, sicuro di te, decidere di iniziare questo lavoro.  
Questo è un mestiere che nasce da dentro.” 


7.  Lei ha assistito al passaggio dal tachigrafo analogico a quello digitale. Quali sono i vantaggi che ha riscontrato?
“Sul 690 N3 non c’erano ancora le carte tachigrafe, poi venne istituita la legge e le aziende dovettero attrezzarsi.
Il camion 691 lo portava incluso negli accessori in dotazione, già era dotato del tachigrafo dalla casa madre.

Ma, in passato non esistevano neanche le leggi per i tempi di guida e di riposo e si finiva per fare anche 12/13 ore di lavoro al giorno.
Perciò per l’autista è stato un vantaggio l’avvento del digitale che regola le attività lavorative.”

8. C’è una frase oppure una citazione che particolarmente la rappresenta e nella quale sente di poter racchiude tanti anni di esperienza?
“Una volta un ragazzo che lavorava nella stessa ditta per la quale ero dipendente anche io, mi disse che ero molto prudente. Da allora è nato quel soprannome e anche sulla licenza c’era scritto “Mario Cefalo il prudente“.
La prudenza è molto importante quindi quello che mi sento di dire a tutti gli autisti, soprattutto quelli giovani, è: camminare sì ma essere prudenti al 100%!

Ringraziamo il Signor Mario Cefalo per la sua disponibilità.
Dai suoi racconti traspare professionalità e passione per il lavoro di autista.
Ci ha aperto gli occhi su uno spiraglio di storie, di vite di coloro che svolgono questo mestiere con dedizione e impegno. 

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